Segnato da una vita errabonda e tormentata, respinto dalla società letteraria dell'epoca e condannato a finire i suoi giorni in manicomio, Dino Campana, come qui ha scritto Sebastiano Vassalli, ha portato alla luce, senza sforzo apparente, "tutto ciò che i poeti italiani dei primi anni del Novecento si affannavano a cercare". La Chimera invocata tra le rocce, i venti e i silenzi della notte, è la figura ambigua che racchiude la visione del poeta. È il sogno rincorso e ancora non raggiunto, è nostalgia struggente che assume sembianze di donna, ma è anche l'immagine del desiderio che non si spegne nonostante la consapevolezza della sua irraggiungibilità. "Ti chiamo Chimera" raccoglie alcuni dei testi più intensi e misteriosi di Dino Campana, componimenti che alternano versi, prosa lirica, visione mitica e notturna coscienza dell'infinito. La poesia nasce dal ritmo e dalla tensione musicale verso la parola ripetuta, da fughe avventurose e ritorni inesorabili, da città inquiete e paesaggi metafisici che l'io poetico attraversa, come un veggente, sempre in bilico tra estasi e abisso.