Al centro una donna, una donna inquieta e imprevedibile, di cui tutti sanno o sembrano sapere una verità diversa. Come in un mandala, l'autore procede per centri concentrici, di voce in voce, verso la ricerca di una possibile verità, l'ultima verità. E tuttavia, sia pur davanti all'esplicita menzione del termine "verità", non siamo all'interno di una ricerca religiosa o scientifica. Qui si gioca una grande festa della parola e della ricerca letteraria: il monologo lascia il posto al delirio, il delirio alla lucidità del gioco e alla tensione lirica. Come in una pista da circo avanzano figure e volti che fanno ampiamente parte della personale mitologia di Antonio Tabucchi. La sorpresa è che ci troviamo di fronte a un personaggio-calamita che si fa innanzi e sparisce.