Pubblicati postumi nel 1845, i Pensieri erano stati scelti da Leopardi stesso attingendo in gran parte alle pagine dello Zibaldone, ma aggiungendone anche di nuovi, utili a comporre un modernissimo discorso per frammenti e illuminazioni sui "caratteri degli uomini e sulla loro condotta in Società". Questo piccolo, prezioso, libro - il cui testo è stato stabilito, da Giuseppe Pacella e Antonio Prete, secondo l'autografo custodito a Napoli - costituisce una chiave fondamentale per avvicinarsi al pensiero leopardiano ed è uno dei più acuti libri di filosofia italiana dell'Ottocento.