Una concezione alternativa ai pensieri forti di tante filosofie moderne. La metafora, e il paradosso, di una debolezza che non vuol essere abdicazione, per andare oltre l'avventura metafisica del pensiero. Testi di Gianni Vattimo, Pier Aldo Rovatti, Umberto Eco, Gianni Carchia, Alessandro Dal Lago, Maurizio Ferraris, Leonardo Amoroso, Diego Marconi, Giampiero Comolli, Filippo Costa, Franco Crespi. Nella cultura italiana degli ultimi decenni ha dominato il dibattito sulla ?crisi della ragione : attraverso di esso si è preso atto del fatto che non c'è un filo unificante della storia, un sapere globale che riesca a coordinare i saperi particolari in una visione ?vera del mondo. Molto spesso, però, se ne è preso atto per istituire affrettatamente nuove forme parziali di razionalità o per avallare improbabili ?ritorni a vecchi valori. Questo libro ha tentato di spingersi oltre. Più voci, provenienti anche da campi disciplinari diversi, non necessariamente consonanti tra loro, suggeriscono un approccio più radicale. Quello che qui, con espressione provvisoria, è stato chiamato ?pensiero debole è un tentativo di sfondare le resistenze che le immagini ?forti della ragione continuano a innalzare. Nietzsche e Heidegger vengono chiamati in causa e messi a loro volta in discussione. Soltanto se ci liberiamo davvero dei fantasmi dell'irrazionalità, potremo infatti cominciare a scorgere un'idea di verità più mobile, più frastagliata, più tollerante: forse meno rassicurante, ma certo più vicina alla nostra realtà, e dunque alla fine più utile.